Philobiblon

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In parallelo con i suoi già noti ritratti di intellettuali, Vincenzo Cottinelli lavora da anni ad un progetto sui libri come oggetti d’amore estetico e di pena per la loro sofferenza. L’incontro con Philobiblon, curioso appassionato testo trecentesco di Richard de Bury, bibliofilo viscerale, amico di Edoardo III e di Francesco Petrarca, ha spinto Cottinelli a realizzare una cinquantina di stampe fotografiche in bianco e nero, dense di materia, di superfici e di grumi, spesso con luce di natura morta o morente, di vanitas seicentesca o polverosità morandiana, che testimoniano piacere, amore e compassione per i libri e il loro mondo. 

Le immagini raccontano suggestioni di volumi ben ordinati in biblioteche come razionali paesaggi urbani (civitas), fascino e piacere tattile di testi antichi ben curati e onorati (voluptas), gusto della vecchia carta come materia scultorea (materia), inquietudine e babele di pagine slegate, vertiginosi abissi di scaffali colmi, fino alla dissoluzione della carta malata e lo sterminio organizzato di montagne di volumi (dissipatio), sia pure per la rigenerazione in cartiera. C’è il disperato ma puntiglioso tentativo di salvare libri diventati fango (alluvione di Firenze); c’è un omaggio alla calligrafia come memoria di nomi. L’opera di Cottinelli è stata esposta la prima volta a Mantova nella Sala delle Colonne del Centro Baratta, a cura dello stesso Centro e dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Mantova, in concomitanza col Festivaletteratura 2001. Il catalogo illustrato, con un saggio introduttivo di Silvio Perrella, stampato in bicromia, ormai esaurito, si trova nella Biblioteca Civica Baratta di Mantova.

 

Brescia, Febbraio 2018

www.vincenzocottinelli.it 

info@vincenzocottinelli.it